Chissà perchè quando ho pensato a scrivere sul cappotto termico mi è parso normale ritornare ad un racconto letto tanti anni fa: il Cappotto di Gogol’. Un gigante della letteratura che avrebbe spinto Dostoevskij a dire: “è venuta fuori dal Cappotto tutta la letteratura russa moderna”.
Il cappotto forse, ai nostri tempi un po’ in disuso, è un abito pesante da uomo o da donna; per alcuni il vestito migliore, quello per i giorni di festa d’inverno; ma per Akakij Akakievic il protagonista del racconto è il segno della lotta di un povero impiegato che nella sua esistenza riconosce nel cappotto non tanto un “mezzo” pratico, per quanto ideale, per difendersi dai rigori dell’inverno di Pietroburgo ma un vero e proprio sogno anzi, il sogno dei sogni.
Esiste tuttavia un’altra accezione della locuzione. Dare,fare cappotto in alcuni giochi e sport significa vincere una partita senza lasciare un punto all’avversario o anche una serie di gare o di partite senza lasciare una sola vittoria agli altri concorrenti. Vincere facile insomma.
Ma dove possiamo mettere il nostro cappotto tra i due? E’ termico vabbé, ma sempre cappotto è.
Per l’intanto si sa che può essere portato e funziona bene sia d’estate che d’inverno dalle nostre abitazioni. Poi può essere “tagliato” su misura per ogni casa; con tinte, fogge, tessuti (esagero) a piacere. Possiamo però spaziare dai prodotti sintetici a quelli naturali come sughero e fibra di legno. Il cappotto termico non sarà in grado da solo di azzerare i nostri consumi di energia, ma sarà il primo dei giocatori, che ci permetterà di giocare e vincere la partita del risparmio di energia della nostra casa.